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28 luglio

The end. Close

Progetto questo ultimo intervento nella mia testolina da mesi ormai, si non ce ne saranno più altri, finisce qui la storia di "A alta roda" (per chi ancora non l’avesse capito “il bel mondo”).

Ho sognato una fine in grande stile, chi non la vorrebbe, ma la fine spesso ci tradisce, ci volta le spalle quando tutto sembra ormai essere perfetto e forse chi non è mi darebbe ragione.

La storia di questo blog la si potrebbe riassumere in tre periodi, il primo è il più svampito, interventi fatti per bruciare minuti, ore cercando un contatto più che mai blando in un mondo che ancora non conoscevo. Sono gli interventi dei miei 14 anni, età flebile mal raccontata in post volti allo “spettacolo dell’essere”, età del “Ci fai o ci sei?” che andava scemando in un unione dell’esperienza e del trasmettibile, ogni gesto privato che diventa un gesto per l’altro implicando un minimo di coreografia, l’età dell’apparenza per l’essere. Show.

Estesasi fino a buona parte dei 15 anni, ha poi lasciato il posto a un periodo caratterizzato da vere e proprie turbolenze inaspettate, periodo di continue crisi che chi ha letto sa. La fiducia è il motore umano, chi non si fida non può vivere, è la base di ogni sentimento che voi possiate provare, per quanto si continui a far risaltare su tutto l’amore e il bene, essi sono solo una conseguenza della fiducia, se non ci si fida non si ama, non si può voler bene. Quando essa inizia a vacillare, pian piano ci si annienta, togliere le fondamenta a un edificio vuol dire farlo crollare inesorabilmente; bè in quel periodo forse le mie fondamenta hanno iniziato a sgretolarsi, ho visto le mie certezze crollare in un periodo breve ma terribilmente buio. I primi dubbi in quel Ottobre-Novembre 2006 protrattosi fino al Maggio 2007, in fondo son stati solo 8 mesi, ma 8 mesi di autolesionismo non solo fisico; periodo in cui ho scavato nel mio passato trovandoci situazioni, fattori non positivi, periodi nascosti e venuti alla luce, ma luce riflessa, così inaspettatamente da rendersi incontrollabili all’interno. In un moto di totale sfiducia, è subentrato l’allontanamento da chi di me ,invece, si fidava; e cosa mi restava da fare trovandomi a fare i conti con una consapevolezza alterata della realtà se non erroneamente progettare il fine ultimo di ogni mio gesto, di me.

Poi l’inaspettata rinascita, la fenice che è in ognuno di noi ha deciso di rinascere in me, di mettere insieme quello che ne era rimasto delle mie fondamenta. Chi fosse l’autore supremo non lo saprò mai, potrei erroneamente usare il termine Fede, ma quello che ci avvolge è troppo immenso per poter essere racchiuso in parole che comunque al loro interno raccolgono universi che forse mai nessun uomo sarà capace di scovare. Parole, quante parole ho usato e sto usando in questo blog, parole che rimangono parole per quanto mi sforzi di aprirle e svelarvi il loro contenuto tenuto nascosto a chi si limita a storpiarle per renderle veloci e sempre meno vitali. Eppure io la mia forza la sto trovando anche nelle parole, nelle parole che ci permettono di comunicare nel vero senso della parola, nel legarci, vivere insieme. E così pure quel periodo così turbolento è passato, ma badate, non crediate sia stato semplice.

Il terzo periodo è iniziato cercando di risollevarsi senza pensare al passato, accantonandolo un momento per riscoprire cosa portava gioia in questa vita trascurata. Ho iniziato a scrivere interventi volti all’informazione senza però abbandonare i più emblematici che continuavano a guardarmi dentro; ne sono nati interventi volti all’informazione nel senso scientifico del termine, qualche curiosità, qualche notizia più facile da commentare. “Leggero”. Come avete potuto notare non ho mai aggiornato la grafica, non ho mai fatto di questo blog una vetrina splendida come se ne vedono in giro, ho lasciato i colori, le caratteristiche che mi hanno vista crescere, ho aggiunto qualche foto solo per problematiche tecniche nella diffusione delle stesse. Per quanto io mi sia affezionata ad “A alta roda”, so perfettamente che la nostra “fine” è già qui da qualche mese e nelle ultime due settimane se prima avevo qualche dubbio, bè ora non potrei mai essere più lieta, sicura nel comunicarvelo.

Ho sempre visto il blog come un mezzo di aiuto durante la crescita, ora so che la mia crescita durerà tutta la vita, ma so anche che non ho più bisogno di questo mezzo di aiuto. Le mie fondamenta sono state rinnovate e si rinnovano ogni giorno, non sdegno l’aiuto, ma seppur un giorno verranno meno le mie basi, so che non potrò mai abbandonare questo immenso che ci circonda.

C’è uno schema in psicologia chiamato la “finestra di Johary” il quale serve allo studio delle relazioni tra le persone, in esso ci sono quattro zone: quello che sappiamo di noi stessi, quello che non sappiamo, quello che gli altri sanno di noi e quello che gli altri non sanno. C’è una zona in noi chiamata “zona cieca” che comprende ciò che gli altri sanno di noi ma che noi ignoriamo, può far paura e può attrarre. Qui subentra la fiducia, quell’elemento che vi chiedo di non dimenticare perché chiunque potrà illuminare la vostra zona cieca, basta saper ascoltare per scoprire qualcosa di magico. Non bisogna aver fretta, accettate la parte di mistero che ci accompagna, la zona cieca esiste non malgrado noi, ma insieme a noi. “E’ una ricchezza e ci può portare a fare cose imprevedibili, che un attimo prima non avremmo mai immaginato”.

Stare zitti per trovare le parole. Stare soli per stare con gli altri. Eliminare il superfluo per creare un vuoto da riempire con l’eterno. Provare per provare a credere. Far senza quando c’è da fare comunque.

A non abbandonarsi per non sentirsi abbandonati.

 

“Nell’eterno non c’è un prima ed un poi;

l’eterno non è un tempo che non finisce mai:

l’eterno è l’infinita perfezione”.

(Sant’ Agostino)

 

 

Dirvi grazie a questo punto lo reputo banale, se mai io sia riuscita a comunicarvi qualcosa in questo periodo, non mi è dato sapere, né me ne cruccerò.

Arrivederci “A alta roda”, arrivederci a voi.

Un sorriso, niente di meglio di questo saluto.

Bjius

 

 

“La mano è lo strumento delle nostre opere,

il segno della nostra nobiltà,

 il mezzo attraverso il quale l'intelligenza riveste con una forma i suoi pensieri artistici,

e dà esistenza alle creazioni della volontà,

ed esercita l'imperio che Dio concesse all'uomo su tutte le creature”.

(Juan Valera)

 

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(Si ringraziano per gli spunti offerti: Mauro Covacich, Giorgio Terrazzi, Chiara Gamberale, Focus)